Marco Maniglia Medici e i Crash Box: Nati per essere veloci!

Lo scorso Venerdì, terminata l’intervista in radio a Marco Maniglia Medici, storico leader dei Crash Box, lo avevo promesso, ed ora eccoci qua con un approfondimento dell’intervista radiofonica su Friday Extreme Rock Adventure che potete comunque ascoltare QUA per sentire anche un bel po’ di bella musica (Crash Box, Cosa Nostra, Fall Out, Bloody Riot, Chronic Sick, Germs, MIA, Frites Modern, Germs...).
E allora partiamo subito con le domande:
1.     Ciao Marco, partiamo da lontano; se non sbaglio i Crash Box si sono formati già nel 1982, e poi tra varie rotture e riunioni sono arrivati se non sbaglio fino al 2014. Adesso la storia si può definire conclusa, o pensi ci sia spazio ancora per una reunion?
No, è finita almeno per quel che mi riguarda. Abbiamo fatto più reunion che
concerti ufficiali quasi...quando arriva e te lo senti che devi smettere, non ci pensare ...fallo e stop.
2.     I vostri inizi sono legati ad un Virus estremamente politicizzato, ma voi eravate, se mi passi il toscanismo, quelli più “scazzoni”, dal look americano che poco sembrava azzeccarci col resto del giro. Eppure eravate integratissimi, almeno a vedere da fuori. Come spieghi questo fatto?
All’interno del Virus esistevano varie "correnti" (passami il termine), ma si conviveva molto bene assieme. Tieni conto che fondamentalmente erano spesso questioni o di look o di musica ascoltata, ma le cose pratiche si facevano comunque tutti assieme
3.     La storia dei CRASH BOX è costellata da un infinito serie di cambi di line up; se non sbaglio Fabrizio è forse l’unico altro membro del gruppo presente per più di un disco. In poche parole tu sembri essere l’unico elemento di continuità del gruppo? È così? E come mai questa cronica instabilità?
Non saprei, ci ho pensato su varie volte e posso solo fare una autoaccusa; non siamo riusciti ad ingranare la marcia giusta quando era il tempo di farlo. E' mancata forse una progettazione più in là delle prove, dovevamo darci dei target da raggiungere...mea (o nos) culpa
4.     A proposito di cambi di formazione, su “Finale” alla chitarra avete addirittura portato Tommy “Extrema”, un chitarrista che non avrei mai definito Hardcore, e che invece sembra(va) ben affiatato con voi sul disco. Come è andata la cosa?
Amico da sempre, Tommy si è prestato volentieri alla cosa e ha imparato pezzi in un giorno, e idem per registrarli.
Nessuno ha pensato al sound metal che avrebbe aggiunto, e col senno di poi se
avessimo registrato con un’altra chitarra base con il nostro sound classico, e poi lui sopra metallico, sarebbe venuto meglio...Infatti a parte lui tutto il resto traballa come sound su quell’album.
5.  I Crash Box hanno anche all’attivo un “quasi” tour negli USA nel 1984. Se le cose fossero andate bene sareste stati i primi hardcorers italiani a girare negli States, prima di Raw Power e CCM. Invece, forse proprio l’instabilità della vostra formazione fu il motivo per cui alla fine il tour non andò avanti, o sbaglio?
Non so se sia stato quello, ma l’organizzazione l’abbiamo fatta alla spera in dio, non  l’abbiamo seguita, non avevamo manco il batterista e li ce ne hanno trovato uno che faceva pena ma proprio tanta. Aggiungiamo sfighe varie (leggete l’articolo relativo su Tvor) e il fatto che quasi tutti noi non avevamo vent'anni... alla fine è andata così, poteva andare molto meglio, ma...ci siamo andati e ci abbiamo provato!
6. Di quel tour hai comunque dei ricordi? Se non sbaglio in quella occasione conosceste i Corrosion Of Conformity, appena formati…
Si esatto. I COC furono molto cordiali, ci hanno ospitato ed abbiamo un attimo anche abusato di casa loro. Anche dei Battalion of Saints ho ottimi ricordi; a Baltimora ci prestarono il loro set per suonare. In generale i ragazzi erano ai concerti curiosi, cordiali... Certo se poi non suonavi più e meglio di loro, era
dura farsi notare.
7. Negli USA avete suonato poco, ma per il resto avete condiviso il palco con molte bands. Ci sono concerti o gruppi di cui hai ricordi particolari?
Solo Baltimora con i Battalion of Saints e altri, mi pare Roach Motel, non sono sicuro.
Norfolk, lasciamo perdere. Io suonavo la batteria e cantavo, immaginatevi un po'. Solo a vent’anni fai cose simili, credimi...
Ah si, mi ricordo quando ci mettemmo a vendere il nostro 7" fuori dal Cgbg's con un Vinnie Stigma curioso e Nunz degli Antidote a parlarci delle loro radici italiane. E poi Allison ragazza conosciuta fuori da un concerto che ci ha ospitati tutti per più giorni a casa sua, ed eravamo in 7...
8. Recentemente avete dato alle stampe “Schegge”, una raccolta che contiene la vostra discografia, ma anche 5 brani inediti registrati nel 2012. Questo vi differenzia da gran parte delle punk bands degli anni 80 che si sono riformate di recente limitandosi a suonare dal vivo senza comporre pezzi nuovi. Perché non ci parli un po’ del disco?
Giulio di FOAD e suoi compari ci hanno proposto la cosa e abbiamo detto sì, tutto qua. Poi avevamo fatto dei pezzi nuovi che abbiamo incluso, registrati da un amico nello studio a casa sua nella Brianza. I pezzi sono venuti molto bene a mio parere (Confermo! NdRiki).
Curioso ritrovare tante foto nel booklet di cui alcune veramente inedite anche per me; il look del booklet è molto curato, per chi non ce l’ha è un ottimo acquisto (hey non prendo royalties su questo, eh!)
9. Perché proprio FOAD Records?
Perché.. perché ce lo han chiesto  loro! Avevamo comunque già fatto in precedenza una mini raccolta di quasi tutto, “Veleno per Voi”, tramite la SOA record di Roma del Paolo Petralia. Questa include più cose e un booklet con foto e testi assai esaustivo. Grazie a entrambi quindi!
10.“Schegge” è più o meno la terza raccolta retrospettiva a voi dedicata; come spieghi questo successo?
ha ha ha... non so se sia un successo, avremmo potuto/dovuto fare un LP inedito, quello sì che avrebbe magari interessato di più'. Chi avrà tutte e tre le copie sentirà i pezzi tre volte di seguito... Bravi!
11.Come ci si sente ad avere scritto un brano, “Nato per essere veloce”, che è diventato un po’ l’inno di una o più generazioni di punk italiani, che canticchia anche mio figlio, ed è stata coverizzata infinità di volte?
Oh molto bene guarda,...la risento sempre volentieri. In radio ho ascoltato la versione dei Cosa Nostra che non conoscevo e mi è piaciuta molto. Poi su
youtube ho sentito le varie cover; quelle troppo veloci non rendono bene a mio avviso. Poi ci sono i MAZE che ogni tanto la fanno e se ci sono mi chiedono sempre il permesso...che per loro (e altri) c’è sempre, ovviamente. Sono contento di averla fatta, è venuta così di getto, una delle prime cose che abbiamo fatto con la prima formazione.
12.Secondo te quale brano, oltre a “Nato per essere veloce”, rappresenta meglio i CRASH BOX?
“Bianco e Nero”, “Veleno per voi”, “Vivi!” e “Non ti resta domani” sono le mie preferite. Ah, anche “Nessuna Colpa” e “Senza Uscita” del primo tape
13.Qual è il vostro disco a cui sei più legato, o quello che consiglieresti di acquistare ad un ragazzo che ancora non vi conosce?
“Nel Cuore”!
14.Oltre che ai Crash Box, il tuo nome si associa indissolubilmente a T.V.O.R., sia la fanzine (ripubblicata in forma di libro da LoveHate 80) che l’etichetta (per la quale sono usciti i vostri dischi e la tape). Come descriveresti questi due aspetti della tua “vita musicale”?
Legati assieme, punk e fanzines erano e credo siano tuttora un elemento imprescindibile del DIY, do it yourself. Gia 'allora si era precursori del fatto che l’informazione te la devi fare e gestire tu e non lasciarla in mano altrui. Ne hanno scritte di cazzate sul punk fin dall'inizio... Gente che giudicava solo i vestiti e non sapeva nulla e niente di chi eravamo e che cosa si faceva. Pensavano alla solita moda usa/uk e non andavano oltre.
15.Concluderei come si faceva sempre ai tempi delle vecchie fanzine cartacee: c’è qualcosa che vorresti aggiungere?


Grazie a voi per questo tuffo nel passato/presente e buoni tuffi dal palco a tutti (per chi ce la fa ancora!) :-)


Intervista a Marco "Maniglia" Medici dei Crash Box su Garage Radio

Ieri sera (Venerdi 12 Maggio) ennesima grande serata all'insegna della buona musica e dei bei ricordi all'interno di Friday Extreme Rock Adventures. Stavolta con me ed Heintz in collegamento telefonico da Milano c'era Maniglia, storico leader dei Crash Box, una delle formazioni di punta della golden age dell'Hardcore Italiano. 
Con lui abbiamo parlato dei Crash Box, ed ascoltato tanta buona musica (Crash Box, Cosa Nostra, Fall Out, Bloody Riot, Chronic Sick, Germs, MIA, Frites Modern, Germs...). Il podcast della trasmissione è disponibile qua, e vi consiglio di ascoltarlo, in attesa di riavere Marco in radio come deejay.

(Riki Signorini)




INTERVISTA AI KINA SU GARAGE RADIO


Lo scorso Venerdì ho avuto l’onore di intervistare nel corso di Friday Extreme Rock Adventures (garage Radio) insieme al padrone di casa Heintz Zaccagnini ed a Antonio Cecchi (ex CCM) due colonne portanti della vecchia scuola dell’Hardcore Italiano, Sergio Milani e Giampiero Capra, rispettivamente batterista e basso dei Kina (e non solo).
Il risultato, come sempre quando ci sono di mezzo i due Aostani, è stata una serata piacevolissima, ricca di aneddoti e curiosità che potrete riascoltare attraverso il PODCAST cliccando QUA.
Siccome però il tempo è volato (nonostante avere tagliato due brani in scaletta, non ce l’abbiamo fatta a fare tutte le domande previste), abbiamo allora deciso di preparare un’intervista scritta, presto disponibile su ribelliavita.blogspot.it
Stay Tuned!

Riki Signorini

RECENSIONE I REFUSE IT “CRONACHE DEL VIDEOTOPO” (CD, 2005, Wide Records 5/5)

Correva l’anno 2005, e su Flash NUMERO 205pubblicammo la recensione della ristampa della discografia degli I Refuse It alla voce # BOX REWIND (disco ristampato)

Un po’ per ragioni anagrafiche, un po’ per averlo vissuto in prima persona, quando si parla della vecchia scuola hardcore Italiana, quella degli anni 80, e soprattutto di Granducato Hardcore (GDHC per gli amici…), beh, in queste occasioni al sottoscritto brillano gli occhi. Brillano ancora di più, certamente, se si parla di gruppi del calibro degli I Refuse It, band Fiorentina di cui oggi la Wide Records pubblica un CD che contiene tutta la loro discografia, per un totale di venticinque brani, uno dei quali (“Teleurna 9000”) addirittura inedito. Sperimentatori ancora oggi ineguagliati, gli I Refuse It prendevano spunto dall’allora nuovo frenetico modello dell’Hardcore Americano, contaminandolo con New Wave e spunti free Jazz, e scrissero piccoli capolavori come la Title track, il cui ritornello (“Scrutiamo con occhi di cavia impazzita la nostra fugace realtà”) continuo a canticchiare dopo quasi un quarto di secolo, o come “Chocu Umeret”, in Russo, devastante dal vivo e su disco. Curioso segnalare come 3/5 della prima formazione degli IRI si sia poi convertita al Reggae, con il cantante Stefano Bettini giunto agli onori delle cronache come Generale. Ma forse è il segnale di come, in un momento di integralismo militante come era quello, i nostri erano tra i pochi capaci di ascoltare di tutto, non solo HC, e di metterlo in musica senza paura.

# STAMPA ORIGINALE – Vari dischi, tra il 1982 e il 1987

# COSA CAMBIA – Aggiunto un inedito (“Teleurna 9000”)

(Riki Signorini)

I BRANI

1.  Nuove dal fronte
2.  Hit 'n' Run Attack
3.  Chocu Umeret
4.  Fall Down
5.  Josephine (The Camel Girl)
6.  Sacrifici umani
7.  The Story Of My House
8.  Mannikin
9.  Spread Of Disease (contagio)
10.      Mira il tuo popolo
11.      Chocu Umeret 2
12.      Fuggi fuggi
13.      Agguato
14.      Frecce avvelenate sul comitato disastri
15.      Noi vi odiamo
16.      Sogni a doppie vie
17.      Cronache del videotopo
18.      M
19.      Ricatti
20.      Questo è l'inferno... Questa è Eleusi
21.      Che Cosa Posso Fare di Erotico (Per non Diventare Nevrotico)
22.      Il gatto
23.      Paradiso zero
24.      Tele Urna 9000

25.      Mind The Gap

RAW POWER LIVE AL CBGB & OMFUG, AGOSTO 2005

In questi giorni ricorre il quarantesimo compleanno del primo concerto di una band straniera (i Damned) al CBGB, lo storico locale di New York situato al numero 315 di Bowery Street.
Colgo l’occasione di questo anniversario per pubblicare un report che nel lontano 2005 mi inviò Mauro Codeluppi dei Raw Power, report che doveva essere pubblicato su Flash ma per qualche motivo non vide mai la luce.
Il CBGB & OMFUG, locale dal nome pressoché impronunciabile che dal 1973 al 2006,quando ha chiuso, ha rappresentato uno spazio unico per la creatività artistica e musicale Newyorkese e non solo, ha negli anni ospitato i concerti di un po’ tutti i i grandi del rock e dintorni (Ramones, Blondie, B52s, Talking Heads, e Police per citarne alcuni).
Poco prima della chiusura del locale, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Save CBGB”, dall’Italia furono infatti invitati a suonare i nostri Raw Power, autentico mito Hardcore negli States.
Quello che segue è il racconto fatto da Mauro Codeluppi di questa singolare esperienza,



Il 13 Agosto siamo partiti da Bologna alle 6.45, destinazione finale New York con tappa a Bruxelles. Una volta arrivati, dopo aver passato abbastanza facilmente la dogana che dopo l’11 Settembre è diventata quasi impossibile, riusciamo ad uscire dal JFK per trovarci sotto un sole e un caldo insopportabile. Non ci resta che fermare un taxi e saltare su, destinazione Hotel 31 sulla trentunesima strada. Se all’aeroporto l’afa era da paura qui in midtown è insopportabile, perciò non ci resta che fiondarci in hotel e beccarci la nostra prima razione di aria condizionata a palla.
Qui chiaramente è il contrario dell’esterno: temperatura polare. Il CBGB ha prenotato 3 camere, 2 doppie e una singola; chiaramente il più vecchio (io) si prende la singola.
Pochi minuti per rinfrescarsi e si parte alla scoperta del vicinato, spedizione che si ferma a poche centinaia di metri, nel primo pub (o tavern) che incontriamo. Come sempre una birra tira l’altra e usciamo dal locale tre ore più tardi. A questo punto per smaltire quello che è l’inizio di una bella sbornia non ci resta che continuare la nostra esplorazione, ma evidentemente oggi non è giornata e dopo poche centinaia di metri la tentazione di farci un'altra birra è troppa.

Verso le otto riusciamo ad arrivare al CBGB dove questa sera si esibiscono alcuni gruppi del VANS Warped tour. Dopo aver salutato un po’ di vecchi amici c’è giusto il tempo di fermarci al CBGB Gallery per un paio di birre ed iniziare la camminata di rientro, non prima però di esserci fermati per un fetta di buonissima pizza Newyorkese.
Raggiungiamo il 31 a pezzi e come dei bravi bambini ci fiondiamo a letto presto. La mattina della domenica dopo una colazione a base di uova, pancetta, prosciutto, pankcakes e porcherie varie, il tutto innaffiato da una broda nera che qui chiamano coffee, entriamo in metropolitana, destinazione Coney Island.
Visita al parco divertimenti, che ha visto tempi migliori (almeno 30 anni fa), camminata lungo la passeggiata interminabile del lungo mare, e poi inizia nel quartiere russo la ricerca di un posto dove bagnarci la gola, cosa che dopo mezz’ora di ricerca sembra impossibile.
Finalmente riusciamo a trovare un ristorante dal nome francese, Paris, ma che di francese non ha niente a partire dal personale che parla solo russo. A fatica riusciamo a fargli capire cosa vogliamo e dopo una attesa lunghissima si presenta uno dei mattacchioni dei camerieri con una borsa di birre di vari tipi comperate al liquor store un isolato più indietro. Inutile dire che la birra ci costa come Champagne.
Ormai si sono fatte le due e non ci resta che tornare a Manhattan, riprendiamo il treno e dopo 40 minuti scendiamo a Chinatown per un po’ di shopping e cazzeggiare un po’.
La sera ci presentiamo al CBGB con l’intento di vedere i grandi Gorilla Biscuits ma ci viene detto che non si sa per quale motivo il concerto della sera non ci sarà, l’unica loro performance è stata quella del pomeriggio, porca….. cosa dobbiamo fare a questo punto??
Entriamo nel bar e anneghiamo i dispiaceri, un paio d’ore più tardi il Ronko ed io, la vecchia guardia, ci dirigiamo verso l’albergo mentre i giovani rimangono fuori a tentare la fortuna.
Sono le 11 di lunedì quando Lupus e Fabio riescono ad alzarsi dal letto con un leggero mal di testa. Questa mattina la destinazione è l’Empire State Building, 2 o 3 blocchi di distanza da noi,. Finalmente dopo una fila di un’ora riusciamo a salire sul primo ascensore che ci porta all’80esimo piano, e un secondo ascensore ci accompagna per gli ultimi 6 piani. Come sempre la vista dall’alto è mozzafiato; peccato che la cappa grigia che copre New York non ci permetta di vedere lontano, ma lo spettacolo è pur sempre unico.
Cominciamo ad avere fame e sete, scendiamo questa volta velocissimi ed entriamo da Foley’s, un famoso pub irlandese, dove presto facciamo amicizia con June, la simpatica barista che ci racconta di avere origini irlandesi e che due ore dopo, dopo averci spennato per bene ci promette che questa sera verrà a vederci.

Rientro in albergo per una pennichella veloce ed è tempo di andare al CBGB, finalmente si suona!. Prima sorpresa appena arrivati è che mentre facciamo il check un tipo dal volto famigliare mi si avvicina, e dopo esserci scambiati complimenti a vicenda riesco finalmente a capire che è Phil Anselmo (Pantera), che è qui per suonare la chitarra con i suoi amici Eye Hate God.
Più tardi nel back stage, dove scopro che lui è di discendenza italiana, mi dice che questa è la sua prima uscita in 8 mesi, parliamo di musica, politica un po’ di tutto, si fanno le solite foto, insomma un ragazzo davvero simpatico e per niente la rock star che magari uno si immagina. Un tipo che non ti fa pesare i dischi d’ora e platino che ha in soggiorno, solo uno che questa sera è qui come tutti gli altri per suonare e divertirsi.
Il concerto inizia con un gruppo a sorpresa di cui non conosco il nome.
Poi vanno sul palco gli Uppercut, non male ma niente di esaltante. Finalmente dopo di loro è la volta degli EHG, e qui la musica cambia; pezzi pesanti con una chiara influenza alla Pantera, momenti veloci che si alternano a pezzi lenti, si capisce subito che
Phil non è un chitarrista provetto ma lui per primo e poi il pubblico e tutti noi sembra fregarsene, si vede chiaramente che lui si sta divertendo e la gente si diverte al solo vederlo lì ancora tra di loro, è un momento molto bello e speciale.
Sono le 11 quando finalmente tocca a noi. I ragazzi presenti si accalcano davanti al palco e quando iniziamo con “Power” scoppia il finimondo, succede di tutto davanti al palco. Qui lo stage diving è proibito ma alcuni temerari decidono di sfidare i bouncers del locale e si buttano, una figata! I pezzi passano uno dopo l’altro velocissimi, Fabio il nuovo batterista sta andando da Dio, non sbaglia un colpo, Lupus con la Les Paul e Ronko con un bellissimo Fender Precision (tutti gli strumenti sono stati noleggiati per la serata) continuano a macinare senza sosta, 40 minuti passano in un secondo e siamo già a bis, “Mine to kill”, “Factory”, “Fuck Authority”, ma è quando inizia il primo accordo di “State Oppression” che tutti i presenti, anche quelli che un minuto prima sembravano sfiniti, iniziano a saltare e pogare, c’è persino chi urla il nome Giuseppe, il capo o The Chief come dicono qui, vorremmo non finisse mai, ma purtroppo due minuti passano velocissimi, così veloci che decidiamo di fare ancora tre pezzi, da
paura.
60 minuti, non di più, ma ci guardiamo tutti con un sorriso stampato in faccia come se 
fossimo dei bambini piccoli, valeva la pena farsi questa tirata per un solo concerto, tornare qui dopo quasi 10 anni. Peccato non esserci tutti, ma sicuramente chi non è qui con noi ci
ha guardati e suonato anche lui con noi.
E’ ormai l’una quando usciamo dal CBGB, prendiamo un taxi e andiamo ad una festa a Brooklyn, sono quasi le 5 quando rientriamo in albergo, ormai è quasi ora do tornare a casa. Il martedì è una giornata triste, si torna a casa. Ci alziamo verso mezzogiorno, alcuni di noi vanno a vedere Ground Zero altri rimangono in zona, poi alle 3 il taxi viene e ci riporta all’aeroporto, L’aereo della American Airline parte preciso alle 18.45, arriviamo dopo esserci fermati di nuovo a Bruxelles, alle 11,00 di mercoledì, siamo distrutti, ma sappiamo tutti benissimo che saremmo disposti a rifarlo subito. Grande, un Ferragosto indimenticabile.    


(Riki Signorini e Mauro Codeluppi)



RECENSIONE CLEOPATRAS “CLEOPOWER” (CD, 2017, AMMONIA RECORDS 3/5)

Le Cleopatras sono 5 ragazze Toscane che dal 1998 girano per l’Europa a portare in giro il loro garage rock venato di surf, punk e pop.
Cleopower” è il loro nuovo album (il terzo in totale), ed esce a tre anni di distanza dal precedente "La maledizione del Faraone", sempre su Ammonia Records (e in cassetta per la label californiana Wiener Records).
Undici i brani proposti, per un disco maturo ma forse non abbastanza duro per i miei gusti, più rock’n’roll che garage, per intendersi, anche se con qualche buono sprazzo punk-rock.
Mi piace “Witches Are Back”, il singolo che era stato rilasciato in anteprima per l’8 Marzo (e mi immagino un dancefloor bello agitato durante l'esecuzione questo pezzo, che potete ascoltare QUA).
E mi piace molto il sapore sixties e frizzante di “Ye-Ye Girl!”.
Ma soprattutto mi piace molto la cover di “Can Your Pussy Do The Dog?”, il brano con cui le Cleopatras omaggiano i Cramps, uno dei loro gruppi di riferimento nonché padri dello Psychobilly (e, per inciso, uno dei brani che io preferisco del gruppo Statunitense).

(Riki Signorini)

I brani

1.Vote for Me
2.Forty
3.Job Interview
4.Chick Habit
5.Sick & Tired
6.Witches Are Back
7.Need All the Help I Can Get
8.Threesome Boogie
9. Ye-Ye Girl!
10. Can Your Pussy Do the Dog?
11. Esame di coscienza

I contatti


Quattro chiacchere con Zazzo (ex frontman dei Negazione)

Venerdì 24 Marzo su www.garageradio.eu era ospite di Friday Extreme Rock Adventures il grande Guido sassola, aka Zazzo, mitico frontman degli indimenticabili Negazione. Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla piacevole serata, ospite di Heintz Zaccagnini, assieme ad Antonio Cecchi, che con i suoi CCM ha condiviso il palco con la band Torinese molte volte.
Queste sono alcune delle domande che gli abbiamo rivolto. Per ascoltare le risposte cliccate qua e beccatevi il podcast….
1.   I Negazione sono stati tra i primi gruppi Italiani a girare in lungo e in largo l’Europa prima e gli USA dopo. C’è un concerto che ricordate in particolare?
2.   A proposito di concerti, due sono sicuramente significativi da un punto di vista se vogliamo “Storico”. Il primo è quello del Casalone: quella sera vi rendeste conto della fine dei CCM e del grande cambiamento in atto nella scena HC Italiana?
3.   Poi c’è la vostra partecipazione al Monsters Of Rock del 1991, sul palco insieme a “mostri del rock” come AC/DC e Metallica. Uno show contestato (anche io scrissi qualcosa sulle colonne di Flash, provocando la reazione tua o di Marco dallo stesso giornale), perché segnava il passaggio da un periodo di intransigente isolazionismo ad una apertura inevitabile ma in quel momento dura da digerire. Uno show che però anziché aprirvi nuovi orizzonti, segnò in qualche modo il vostro canto del cigno.
4.   In un’epoca in cui gli unici gruppi hardcore che sembrano validi sono quelli della vecchia scuola, e che sembrano funzionare solo le reunion, c’è spazio per un ritorno dei Negazione sui palchi?
5.   Se penso ai Negazione i primi due brani che mi vengono in mente sono “Lo spirito continua”, una frase che ritorna da decenni, e “Tutti Pazzi”, il pezzo che vi identificava in Nord Europa. Per te quale brano rappresenta invece il tuo vecchio gruppo?
Buon ascolto, e che lo spirito continui....

RECENSIONE SHAMELESS “SHAMELESS” (EP 7”, 2016, D.I.Y. Conspiracy, voto 4/5)

Secondo EP per i Calabresi Shameless, che arrivano a questo “Fourth Floor” dopo l’omonimo esordio del 2015 (qua in free download) e la partecipazione alla compilation “Kidz Against Renzi” dello stesso anno.
Qua ci troviamo di fronte a 4 pezzi sparati a palla, all’insegna del vecchio glorioso hardcore Italico senza fronzoli, quello che ha spopolato negli anni 80 lasciando poi il posto all’hardcore pop melodico degli anni a seguire. A dispetto del nome i tre cantano in Italiano, e ci offrono testi non banali o sloganistici, che parlano di temi importanti.
Ritmi serrati e batteria inarrestabile per un disco da ascoltare senza tregua, tra Impact, Declino e (batteria a parte) Peggio Punx.
Lo potete scaricare da Bandcamp o acquistare sotto forma di sette pollici in vinile in edizione limitata a 500 copie (300 nere, e le restanti gialle).
Le etichette coivolte nella cospirazione sono, salvo dimenticanze: Black Fire Rec., Chosen Few,  Distrozione,  Impeto Records, Passione Nera, Prejudice Me Rec., Rumagna Sgroza, Rumori In Cantina, Sirboni Rec., Smegma Rec. e SN – Rex (e perdonatemi se ne ho dimenticata qualcuna….)

Riki Signorini

I brani

1. Quarto Piano
2. A Stento
3. La Resa
4. In Prospettiva

I contatti
shamelesshc.bandcamp.com

RECENSIONE BLEEKER “ERASE YOU” (CD, 2017, FIVE SEVEN RECORDS, 1/5)

I Canadesi Bleeker fanno Rock'n'Roll, e stanno avendo un gran successo dalle loro parti soprattutto grazie al singolo Highway” (che potete ascoltare qui), primo estratto dall’album d'esordio Erase Youpubblicato negli States lo scorso ottobre e dal 10 febbraio nel resto del mondo.  
Come dicevamo il singolo ha ottenuto consensi unanimi, arrivando al #1 most added track at US Active Rock Radio, e raggiungendo il primo posto nella Canadian Active Rock Charts.
Questo fatto mi ha spinto ad ascoltare “Erase You” benpredisposto, ma la mia predisposizione non è stata sufficiente a farmi arrivare in fondo al disco senza provare un senso di stanchezza.
Per cui, anche se la opening track, “Highway”, è davvero molto rock (tra Rolling Stones e Pretty Reckless), con qualche sprazzo di elettronica ed una bella voce maschile, e se anche la successiva “Free” non mi dispiace (r’n’r sincopato), di lì in poi faccio fatica a trovare qualcosa di interessante.
Un disco piatto e moscio, che raggiunge il suo apice negativo con I’m Not Laughing Now”, un pezzo decisamente troppo pop e melenso per i miei gusti. Molto meglio il pop-punk di “Radio Radio”, ma, in generale, servirebbe una maggiore decisione su che cosa fare musicalmente, senza passare dal glam di "Where's Your Money" alla malinconica semi-ballad "Close My Eyes", passando per "Emergency", con accenni al sound del nuovo millennio in stile Papa Roach.

(Riki Signorini)

I brani

1.        Highway
2.        Free
3.        Getting Out
4.        Erase You
5.        I’m Not Laughing Now
6.        Still Got Love
7.        Radio Radio
8.        Where’s Your Money 
9.        Emergency
10.     Close My Eyes Every Time You Call

I contatti



RECENSIONE TSOL “THE TRIGGER COMPLEX” (CD, RISE RECORDS, 1/5)

Per chi (spero pochi) non conoscono i T.S.O.L., una piccola, doverosa, introduzione.
Si formano in California nel 1979, ed i primi membri della band sono Jack Grisham (vocals), Ron Emory (guitar), Mike Roche (bass) e Todd Barnes (drums).
Il loro primo 12” (“T.S.O.L.”) è un capolavoro: Hardcore punk veloce e politicizzato, che influenzerà un’infinità di band nei decenni successivi.
Il successivo LP di esordio, “Dance With Me”, segna già un cambio di sound, più virato verso il dark, sia nei testi che nella musica, tanto che si inizia a parlare di Death Rock.
A partire dall’anno seguente (1982), si aggiunge alla band il tastierista Greg Kuehn, ed il successivo album “Beneath the Shadows” segna il passaggio ad un suono decisamente pop, e poco punk.
Per me i TSOL finiscono qua, anche se nei successivi 35 anni non smettono mai di suonare.
Addirittura l’anno scorso la loro partecipazione al Distruggi La Bassa 2016 venne apertamente elogiata da Heintz Zaccagnini (QUA).
Ecco perché quando vedo che esce un loro nuovo discocedo e lo metto nel lettore, anche se dai tempi di “Beneath The Shadows” avevo volutamente ignorato la band Californiana.
Errore madornale. Forse (ma lo scopro solo dopo) perché il tastierista Greg Kuehn è tornato ad avere un ruolo importante nella stesura dei testi, come ai tempi del disco che mi aveva spinto ad abbandonare i T.S.O.L.
E così, se “Give Me More”, la prima canzone di questo nuovo album dei TSOL, mi lascia ben sperare, poi però si arriva ad episodi come “Strange World” che sono veramente deprimenti. Anche se un paio di pezzi si lasciano ascoltare (penso a “The right side”, che insieme all’opening track ed a “Wildlife” è uno dei prezzi più rock e validi del lotto), per il resto ci troviamo di fronte ad un Indie Pop indisponente e melenso senza alcun motivo di esistere. Se penso che questa band è una discendente diretta di quella che 36 anni fa compose “True Sounds Of Liberty” e “Dance With Me”, mi prende male.


(Riki Signorini)


I brani
1
Give Me More
2
Sometimes
3
Strange World
4
Satellites
5
The Right Side
6
Why Can't We Do It Again
7
I Wanted To See You
8
Wild Life
9
Nothing Ever Lasts
10
Going Steady
11
You're Still The Same
12
Don't You Want Me
13
Bats

I contatti